Sito istituzionale del Comune di Crescentino Sito istituzionale del Comune di Fontanetto Po Informazioni sul Comune di Lamporo
 Home

 Il Territorio

 Uffici e Orari

 I Comuni
   + Crescentino
   + Fontanetto Po
   + Lamporo

 


 Servizi On-Line
   + Regolamenti
   + Atti Deliberativi
   + Appalti e Concorsi
   + Documenti
   + Modulistica
   + Crescentino P.R.G.C.
   + Cronistoria

 Eventi dell'Unione
   + Notizie generali
   + Fiere,sagre e mercati
   + Manifestazioni
   + Cinema e teatro
   + Conferenze e Convegni
   + Avvenimenti sportivi
   + Cronistoria

 Links

Comune di Fontanetto Po

RADICI STORICHE
Intorno alle origini di Fontanetto, come avviene di molte città e villaggi, nulla vi è di certo, però tutti gli storici concordano nel dirlo di antichissima fondazione. Vi si rinvenne una necropoli di età barbarica. Sembra che ancora prima del X secolo nel territorio dove sorge l'attuale paese, vi fosse insediata una comunità dipendente dall'abbazia di S.Genuario.
Uno storico dell'ottocento lo crede la Vetusta Cestis, che era menzionata nell'itinerario romano Gerosolimitano, secondo il quale nella via da Torino a Pavía essa disterebbe dalla prima città XXIII miglia romane, che corrispondono a circa 50 Km. Un'altra prova che intorno a questi luoghi esistesse l'antica Cestis si desume dal fatto che sulla sponda destra del Po, su una collinetta in direzione dei territori di Crescentino (S.Genuario) e di Fontanetto, vi è un comune che ancora porta il nome di Moncestino.
Fontanetto, anticamente detto Fontanetum Verceliensium, come risulta dalla sua stessa etimologia e dallo stemma comunale, rappresentante una serie di fontane zampillanti, venne così chìarnato per le numerose fontane che, vera ricchezza del paese, sorgono sul suo suolo, specialmente dalla parte verso S.Genuarìo. Fu edificato dai monaci benedettini di S.Genuario di Lucedio, nel IX secolo per dare rícetto alle popolazioni dell'antica Cestis, distrutta durante le invasioni barbariche.
Il paese si trovava sull'antica via francigena che portava i pellegrini dai vari paesi europei a Roma, passando dal Moncenisio-Torino-Pavia.
Il territorio giace alle pendici delle colline di Gabiano e di Moncestino, dalle quali è separato dal fiume Po e confina coi territori di Crescentino, Palazzolo Vercellese, Livorno Ferraris e Trino. Anticamente il Po scorreva proprio rasente le colline dei Monferrato. In seguito alle inondazioni del 1576 si portò sul territorio di Fontanetto. Adperto, re dei Longobardi, con diploma 3 ottobre 707 aveva già posto sotto il dominio del vescovo di Vercelli l'abbazia di S.Genuario.
Questa concessione veniva poi confermata con decreto 7 maggio 999 dall'imperatore Ottone III. Con diploma imperiale dei 1 01 1 Fontanetto veniva concessa all'abbazia di Fruttuaria ( ora S.Benigno Canavese) e sotto il dominio di Fruttuaria e la chiesa di Vercelli stette fino alla fine dei secolo XIII, quando Teodoro Paleologo, marchese del Monferrato, colto il momento in cui il Comune di Vercelli era dilaniato dai partiti, invase Fontanetto, riunì in un sol punto le popolazioni che erano negli sparsi casolari, fortificò l'abitato ed eresse il luogo alla dignità di Comune, coi privilegi che poco prima aveva concesso a Trino (fondazione del "borgo franco" costruito nel 1328 secondo la struttura castramentum romano con la chiesa al centro). Il possedimento fu confermato, con dipioma dell'anno 1335 dall'imperatore Giacorno I ai marchesi, per compensarli degli aiuti che continuamente gli avevano prestato. Nel 1407 Fontanetto con Trino e Palazzolo fu assegnato a guarentigia di Giovanna di Savoia, figlia di Amedeo Vili andata sposa a Giangiacomo di Monferrato. Verso la fine del secolo XIV Riccardo Tizzone, capo dei partito Ghibellino di Vercelli, impadronitosi di Crescentino tentò di invadere anche l'abbazia di S.Genuado. L'abate allora ricorse all'aiuto di quei di Fontanetto. Per ricompensarli, con atto 14 ottobre 1427, concedeva alla comunità di Fontanetto, la proprietà dei boschi, terre ed acque compresi tra i confini di Crescentino, Livorno e Lucedio. Scoppiata la guerra tra il re di Francia e l'imperatore, gli Spagnoli, che avevano invaso e distrutto il Monferrato, circondarono d'assedio Fontanetto e ne abbatterono le mura. Unitisi ai Trinesi al grido di "fuori gli stranieri spagnoli", armati di vanghe e tridenti i sopravissuti cacciarono lo straniero e si diedero di nuovo in mano ai marchesi del Monferrato.
Morto nel 1535 Giangiacomo, senza figli, ed a seguito di cruente guerre di successione, Fontanetto fu per poco tempo sotto il dominio dei duchi di Mantova, i quali lo cedettero alla famiglia Guerrera, poi sotto il dominio francese e quello spagnolo. Quando Trino cadde sotto le armi di Carlo Emanuele I di Savoia (14 maggio 1628), Fontanetto fu unito al Ducato di Savoia. Napoleone invase l'Italia e Fontanetto fece parte dei Dipartimento della Sesia. Ristabilitisi in Italia, con la caduta di Napoleone, gli antichi principi, Carlo Emanuele IV di Savoia fece ritorno in Piemonte e Fontanetto fu unito alla Provincia di Vercelli ed in seguito a quella di Novara.
I PERSONAGGI ILLUSTRI
Andrea Trevisio era un clinico e letterato di grande fama, vissuto nel XVII secolo. Fu medico di famiglia dell'Arciduchessa d'Austria e della Borgondia e Contessa delle Fiandre e medico personale dell'infante di Spagna, fondò il Collegio Trevisio a Casale Monferrato il 18.10.1626.
Guglielmo Cerreto da Fontanetto, tipografo.
Tommaso Pavia, pittore, nato nel 1839 e morto nel 1 900.
Giovan Battista Víotti (ritratto nella foto a fianco), celebre compositore e virtuoso del violino di fama mondiale, nacque a Fontanetto Po il 12 maggio 1755 e morì a Londra il 10 marzo 1824. Fu allievo di Gaetano Pugnani e virtuoso della Cappella dei re di Sardegna. Suonò presso le più importanti corti d'Europa ed in particolare per il re di Polonìa, per Caterina di Russia e per vari principi di Germania. Suonò altresì in Francia ed in Inghilterra. L'opera del compositore comprende: quartetti, sonate, trii e 29 concerti, di cui il più famoso è il 22" in la minore.
I MONUMENTI

I CONVENTI
Per circa due secoli il 600 ed il 700, ebbero vita a Fontanetto Po due fiorenti comunità religiose, quella delle monache Orsoline e quella dei frati minori osservanti, ambedue soppressi in applicazione del noto decreto Napoleonico 28 Termidoro, anno X ( 16 agosto 1802). Della prima rimangono ancora oggi alcuni stabili del monastero attiguo alla chiesa della Santissima Trinità, recentemente riportati a nuova vita grazie agli interventi di restauro eseguiti dal Comune. La congregazione o Collegio delle Orsoline (poste sotto la protezione di Sant'Orsola) fu istituito nel 1535 dalla bresciana Sant'Angela Merici. La loro primitiva sede fu una piccola casa nella contrada della chiesa parrocchiale(Cantone dei Paratore). Nel 1634 le suore si trasferirono nei locali attigui alla chiesa della Santissima Trinità. I lavori più impegnativi per il miglioramento della "fabbrica" conventuale vennero eseguiti dal 1783 al 1785.

LE CHIESE
La chiesa parrocchiale di S. Martino (nella foto) sorge nel centro dei borgo antico e pare sia stata fatta costruire addirittura su progetto dell'abate Guglielmo da Volpiano. La facciata è tipicamente in stile romanico-normanno. Ha un'antica porta ed in alto presenta una grande finestra, murata per far posto alla cassa dell'organo. Restaurata gia nel 1500, ricevette un nuovo soffitto a cassettoni decorati che, minacciando di crollo, fu sostituito da uno in muratura nel 1793, periodo al quale risalgono anche le ricche decorazioni in stucco. Al XVI secolo risalgono anche le decorazioni esterne ad affresco i cui resti sono ancora visibili lungo la via principale, in particolare sulla parete eretta a chiudere l'antico portale che si affacciava sull'area cimiteriale, sulla quale fu affrescata la figura gigantesca di S. Cristoforo che porta sulle spalle il Bambino Gesù, che purtroppo è quasi completamente sparita. Urgente sarebbe l'intervento di recupero degli affreschi posti all'esterno,
cosi come si rende necessario intervenire sulle pareti e volte interne. Nella parrocchiale sono custoditi pregevoli lavori d'intaglio: mobili della sagrestia, stalli del coro, confessionale, pulpito e statue degli evangelisti. Inoltre vi sono conservati- ricchissimi paramenti ricamati di scuola francese dell'ottocento, la Via Crucis, pregevole opera del pittore fontanettese Tommaso Pavia, un grandioso organo ed un antico crocifisso ligneo.
Sul fianco sinistro della chiesa s'innalza la poderosa torre campanaria (nella foto), dello stesso stile della chiesa. Ha una base larga m 7,50, un'altezza di m 56 ed è dichiarato monumento nazionale. Il campanile è composto di 8 piani più la cuspide piramidale, con base ottagonale alta m 15. Alla base della cuspide ci sono 12 pinnacoli.
I primi due piani sono ciechi, il terzo porta due finestre come feritoie, il quarto ed il quinto hanno due grandi finestre per lato. Il sesto piano con cinque campane, ha quattro finestre per lato ed il settimo tre per lato; queste furono murate per far posto ai quadranti dell'orologio. L'ottavo piano presenta sei finestrine su ogni facciata, divise tra loro da eleganti colonnine. Lesene centrali separano le finestre, tra queste lesene ed i quattro angoli vi sono dei bellissimi archetti. Nel mese di luglio 1757 la torre fu riparata in tutta la sua cupola e furono fatti i pinnacoli che la circondano. L'Amministrazione comunale ha provveduto ad alcuni interventi di restauro conservativo ( illuminazione esterna, rifacimento scale ed i primi cinque piani in legno, reti protettive alle aperture per difesa dai volatili) ed attualmente sta procedendo alla ristrutturazione esterna ed interna delle restanti parti (consolidamento della punta e rifacimento degli ultimi tre piani delle scale). La chiesa di S. Sebastiano (nella foto) è la più antica del paese, la sua costruzione risale al secolo IX, quando i monaci di S. Genuado radunarono gli abitanti sparsi in seguito alle invasioni barbariche e, dopo la distruzione dell'antica Cestis romana, fabbricarono ì primi casolari per la coltivazione e bonifica dei terreni. In stile romanico, la facciata è monocuspide divisa da lesene in tre settori che danno l'illusione di tre navate all'interno, è coronata di modanature in puro stile ed i numerosi archetti accavallati creano un motivo elegante. Le finestre sono sottili, quasi a feritoia. Una grande ogiva che occupa tutto il settore centrale della facciata incornicia una porta barocca. Il soffitto è a capriate scoperte, l'abside è di forma semicircolare. Sulla parete di destra vi sono numerosi affreschi quattrocenteschi di figure di Santi e della Vergine, costituenti "ex voto". L'unico altare porta un trittico in stile barocco. Il Comune ha già provveduto al rifacimento del sagrato ed all'illuminazione esterna della chiesa. Sarebbero necessari interventi di restauro conservativo degli affreschi.
Anche nella chiesa della Santissima Trinità, la cui costruzione fu iniziata da parte della confraternita della Santissima Trinità nel 1488 per rendere onore all'Immacolata Concezione, vi sono contenuti oltre all'altare di marmi pregiati, quadri di notevole valore (grande tela del Moncalvo rappresentante la Natività di Gesù, L'invenzione della Santa Croce, S. Orsola in mezzo alle vergini Orsoline, attribuita ad una figlia dei Moncalvo, appartenente all'ordine delle Orsoline). La chiesa di S. Michele o del Carmine, dedicata all'Arcangelo S. Michele fu costruita nel secolo XVII. Contiene una grande tela di S. Michele che uccide il drago, di autore ignoto. L'altare in legno è in perfetto stile barocco.
La porta è del 1760. La chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo fu costruita nel XVIII secolo in perfetto stile barocco. La grande pala d'altare di forma ovale, raffigura i due Santi titolari ai piedi della Santissima Vergine Assunta. La porta fu costruita nel 1757. All'interno vi sono le statue di S. Francesco e di S. Antonio ed i quadri di Santa Apollonia e di Santa Lucia, che anticamente apparteneva al santuario della Madonna dei prati, che sorgeva dove sorge l'attuale cimitero, chiusa a seguito della soppressione del convento dei frati minori da parte di Napoleone (1802). La chiesa di S. Rocco (nella foto) ha una porta che fu costruita nel 1759. Nell'interno, sopra la porta d'ingresso, è posta una grande tela raffigurante il transito di S. Giuseppe con la Madonna e Gesù. Questa tela apparteneva alle suore Orsoline. La chiesa di Santa Maria del pozzo è un'antica chiesa campestre del 1700 circa. Sull'altare ha una tavola di grande valore artistico, pittura del 400. La chiesa di S. Bonomio, riguardo alla quale non si hanno notizie sull'origine. Il Comune un tempo aveva fatto costruire accanto alla chiesa un lazzaretto che non risulta sia mai stato usato come tale. La porta è in stile barocco piemontese ed è stata costruita nel 1757.
LE COSTRUZIONI
Sono ancora visibili alcuni ruderi delle antiche mura, costruite per ordine dì Teodoro Paleologo, marchese dei Monferrato (nel 323). La struttura dei portici, che si affacciano sulla centrale Via Viotti, sono testimonianza dell'antico aspetto del borgo e le decorazioni in cotto che ornano numerosi archi ad ogiva risalgono al XIV e XV secolo.
L'antica farmacia (Palazzo Ovis)( nella foto), di cui non si conosce la storia, pare fosse un edificio della Confraternita della Santissima Trinità, destinato ad ospitare i pellegrini di passaggio che si recavano a Roma o in visita ai numerosi santuari italiani. Questo edificio presenta nella facciata due bellissime finestre a sesto acuto e nel centro dell'arco il monogramma di S. Bernardino da Siena, il tutto in finissima terra cotta. In Via Fratelli Negri si può ammirare una costruzione grandiosa, caratterizzata da una torre risalente al 1700 . Il palazzo era l'antica dimora dei baroni Vita.
In Via Marconi vi sono alcuni pregevoli palazzi: la prima abitazione della Comunità delle Orsoline, comunità che a Fontanetto nacque nel 1560, una casa che presenta tre finestre in stile gotico ed un bell' arco dello stesso stile nel portone principale;
il settecentesco palazzo Caligaris, completamente restaurato dal Comune ed ora sede di un presidio socio-assistenziale per persone anziane; secentesco palazzo confinante con il complesso parrocchiale, con pregevole facciata decorata di stucchi. In via XX Settembre sorge l'antico convento delle Orsoline (nella foto), restaurato recentemente dal Comune, ad uso foresteria.
L'ECONOMIA
Fontanetto Po è un paese prettamente agricolo ed in particolare risicolo. Favorito dall'abbondanza di acque risorgive dei fontanili, che rese necessarie imponenti opere di canalizzazione e bonifica, già nell'epoca feudale, la risicoltura ha condizionato gli assetti del territorio in quasi tutta la pianura padana ed in particolare sulla vasta area delle Grange, inizialmente paludosa e malsana.
Le risaie che nel XVII secolo si sarebbero estese fino a 50.000 ha nella fascia da ovest e est più prossime all'arco alpino dal quale provenivano abbondanti le risorse idriche, ebbero un peso notevole anche da un punto di vista sociale.
L'operazione della monda del riso dalle erbe infestanti già dal 1600 richiamava dalle colline del Monferrato e dalle montagne i più diseredati che, alla ricerca stagionale di un tozzo di pane, si sottoponevano a corveé al limite della sopportazione umana. La coltivazione dei riso nell'Italia settentrionale è fatta risalire agli anni di transizione tra il XV ed il XVI secolo. L'introduzione nella parte occidentale della pianura padana è attribuita ai duchi di Milano, agli Estensi di Ferrara ed ai mercanti veneti nelle regioni orientali. La coltura si impose ulteriormente nel vercellese nella prima metà dell'ottocento e successivamente all'unità d'Italia, quando diventò il principale sostegno dell'economia locale.
Fin da allora la trasformazione della risicoltura in attività agricola moderna, con lo scopo della massima redditività, rese necessario il governo razionale delle acque irrigue.
La grande espansione della risicoltura coincide con la trasformazione della seicentesca cascina di risaia in cascina-fabbrica, con la prima affermazione della meccanizzazione agricola,con l'individuazione di nuove varietà di riso e con la lotta alle malattie. Alla risicoltura moderna, dalla fine dell'ottocento ai primi anni sessanta di questo secolo, furono interessati, nella pianura padana, non meno di 30.000 aziende ed almeno 5.000 lavoratori. Il ruolo di questo comparto è quindi aumentato progressivamente di importanza sociale ed economica. Nell'ultimo trentennio in risaia all'uomo si sono sostituite la meccanizzazione integrale e la chimica per la lotta alle erbe infestanti mentre l'ampiezza media delle aziende, gestibile con poca manodopera, è passata da 9 a 25 ha contro la media europea per le imprese agricole di 8,8 ha. La storia di questa coltivazione è quindi storia economica, sociale e culturale per la connessione che dal secolo XV ha sempre avuto con una realtà assai complessa, fatta di progressi, di sofferenze, di modificazioni anche profonde dei territorio, di conquiste sindacali, di miglioramenti genetici e tecnologici ottenuti "in campo" e per vie empiriche prima ancora che nei laboratori di ricerca.
Unione dei Comuni della Grangia Vercellese - Piazza Caretto, 5 - 13044 Crescentino (VC)
Tel: (+39) 0161 83.31.11 - Fax (+39) 0161 84.21.83 - info@unionegrangiavercellese.com Partita IVA: 02059300026